Ciro racconta...

IL RICORDO DI UN PORTABORSE

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Quando conobbi Alfredo Tradardi? Una sera di ventisette anni fa, a Ivrea, al Castellazzo che all’epoca ospitava le prove di un'amica attrice, Paola Stella. Alfredo mi sembrò subito persona strana e interessante; iniziammo a frequentarci subito dopo quella sera perché politica e teatro erano due interessi in comune e, anche se lui era sempre dieci chilometri davanti a me, io però avevo fame di conoscenza e di confronto. Grazie a lui ho conosciuto l'Olivetti prima del declino, ascoltato le testimonianze di intellettuali e studiosi che nella grande fabbrica avevano lavorato; grazie a lui ho visto gli spettacoli di Remondi e Caporossi, le prime performance di Pippo Del Bono e mi sono appassionato ai cartelloni del Festival teatrale di Santarcangelo. Grazie a lui ho scoperto che un assessore alla Cultura, se pure di un paese come Ivrea, ha un dovere e una responsabilità verso la città che amministra: ha il dovere di testimoniare con slancio un’apertura verso il mondo e deve sentirsi addosso la responsabilità di poter ricoprire quel ruolo, deve averne cioè le qualità, l’autorevolezza per agire in quel settore.

Chi altri l’ha fatto in questa città dove si è speso per tantissimi anni in tante battaglie civili? Alfredo e basta, stop.

A lui si deve, in parte, la contiguità con quel filo rosso che, dal convegno sul nuovo teatro del 1967, porterà negli anni tanti protagonisti del teatro di ricerca proprio qui a Ivrea, quando i cartelloni del teatro cittadino… ospitavano anche prove culturali di più alta pregnanza.

Gestiva in maniera più o meno efficiente un caos abnorme di libri, proclami, giornali, invettive, comunicati stampa, manifestazioni, volantini, circoli provvisori, centri studi, sit-in, convegni, ed era solito girare armato con due “pistole” (non ordinarie, non d'ordinanza) da cui era inseparabile. Le sue pistole erano il papillon e un borsone stracolmo di carte e cartuscelle.

Il papillon ti spiazzava, ti diceva subito quello che era giusto tu tenessi a mente e la borsa scoppiata, arma senza fuoco, era l’avvertimento per i più sprovveduti: qui non si scherza, il confronto sarà durissimo e serrato, qui non si molla mai se si parla di profilare eventi culturali di valore! Quante volte l’ho aiutato a trascinarle quelle borse, quante gli ho rammentato di non dimenticarle in macchina o nella sala-riunioni dell'ennesimo convegno sul sogno Olivettiano o su un programma per il teatro Giacosa?

Posso dirlo? Se quello significa fare il portaborse, avrei volentieri fatto il suo portaborse a vita.

Lui, da gran signore qual’era, un portaborse non l'avrebbe mai voluto, gli dava l'orticaria solo il nome ma io ero un volontario… mancava pure che si lamentasse di questo! E poi che bello è stato fargli da consulente nel ruolo di amico gourmet. Io sono un oste a metà perché le mie vecchie passione del teatro, della affabulazione spesso mi distraggono dai quotidiani impegni di bottega; Alfredo è stato capace di usare, gratificandomi con stima e amicizia, le mie due nature.

Ho cucinato per lui, ho allestito buffet nelle sue feste castellane, a Parella, e a Mercenasco dove ho consigliato vini e ricette ma anche partecipato a tante sue manifestazioni civili e assisi culturali, ho scritto per lui vari “frammenti di utopie” più qualche tirata da comico dell'arte (come la pulcinellata Dove sta il teatro?). Ultimo frammento: gli feci conoscere il guarattellaro Brunello Leone, per me maestro di gioventù, perché io non avevo potuto andarci con lui, in Palestina, a fare spettacoli “di pace”.

Brunello ci andò e rimase folgorato dalla quantità di energia che Alfredo metteva in quella causa politica e civile. La causa, a favore degli esclusi, che sposò per sempre, fino alla fine.

La pulcinellata semiseria “Dove sta il teatro? Alfredo lo sa” (composta su sua richiesta per il 28 marzo 1998), scritta appositamente sia in italiano che in napoletano, in fondo era una ruffianeria per ringraziarlo: sapevo che la mia parte un pò lazzarona era quella che apprezzava di più. E quella resta per me il saluto più alto che io posso esprimere alla sua memoria.

Grazie Alfred Jarry Tradardi.

N. 5     novembre 2020

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