Ciro racconta...

IO VENGO DA CERONE

Chissà perché quel giorno non avevo nessuna voglia di indossare la parannanza nera e iniziare a preparare le bruschette per la sera.

Ma poi spuntò uno di quei pomeriggi lì, quei pomeriggi che raccontano qualcosa.

Ci sono certi pomeriggi che iniziano con quella giusta dose di brio, di gaia spensieratezza che ti fan ben sperare per la sera.

Nel mestiere dell'oste questa non è cosa di poco conto perché la giusta carica di novità ben dispone l'umore e si lavora meglio.

Dunque il cliente non era ancora diventato tale ma trafficava avanti e indietro sulla sua vespa 50 rossa e, di tanto in tanto, si appoggiava alla porta dell'enoteca chiedendo se ero aperto.

“Sono aperto, certo,  gliel'ho già detto – rispondevo solerte alla sua domanda – i miei orari sono questi stampati sulla porta”.

Lui, senza scendere dalla vespa e senza spegnere il motore, chiedeva nuovamente se si poteva anche bere nel mio locale.

“Certo – aggiungevo – questa è sia enoteca che vineria”.

“Sì, ma io vengo da Cerone, non è che so come vi regolate qui” - argomentava lui, sempre col viso sospettoso, sgasando ancora un po' con l'accelleratore.

Ora, con tutto il rispetto per Cerone, lui poteva essere anche un testimone di Geova, un montagnino di Belmonte o il sacrestano di Oropa, ma per me era il tipo adatto a bersi un cicchetto a qualsiasi ora. Lui scrutava me, io guardavo lui che scrutava ma non si dava pace.

Pensavo che si sarebbe pur stufato di indugiare così a lungo; lui, credo, stava cercando le parole adatte al suo proposito.

“Se faccio merenda qui con una biova e la mortadella la compro nella salumeria più giù  – sputò fuori tutto d'un fiato – posso entrare a bermi un bicchiere?”

“Nessun problema, ci mancherebbe. Io non vendo mortadella e poi, a quest'ora, lei è l'unico cliente” - chiosai spalancando ancor di più la porta.

Detto fatto, sempre spostandosi avanti e indietro come un furetto, comprò il pane, se lo fece farcire generosamente con la mortazza, e, sempre guardingo, entrò.

Lo feci accomodare largo in un tavolo da sei, lui aprì a ventaglio il cartoccio e iniziò ad addentare la preda: la biova era generosa anche lei e quella sarebbe stata proprio una saporita merenda.

Millefoglie di crosta e briciole di mortadella decorarono ben presto il tavolino.

“E da bere, cosa le porto? - feci io nascondendo la carta – barbera, dolcetto, un grignolino?” Il menù sarebbe stato d'ingombro perché, pensai io in malafede, a questo qui di un aglianico o di un montepulciano non gliene può fregare di meno.

Difatti barbera fu la scelta e barbera fu.

Una di quelle buone, servita anche nel calice da rossi e con una stizza in più, per simpatia.

Ma non servì mica a conquistare la sua simpatia, tutt'altro. Si rigirò sulla sedia più volte, badando bene che non fosse entrata altra gente. Guardò i calici appesi alla staggiera, scrutò dentro il bicchiere che aveva già scolato e poi, mentre finiva la sua pagnotta, sbottò con tono minaccioso: “Scusate eh, io vengo da Cerone, chiedo se posso bere e voi mi servite meno di metà bicchiere; vi costava tanto riempirlo tutto?

Ovviamente glielo riempii subito. Stare lì a raccontargli che, riempito fino all'orlo, conteneva circa 35 cl. di vino, quasi mezza bottiglia, sarebbe stato inutile.

Non divenne mai un mio cliente e forse mi fece cattiva pubblicità in tutta Cerone.

N. 1       ottobre 2019

                                                                      Scarica la copia del racconto

 

Enoteca Vino e Dintorni

Via Arduino, 67

Ivrea (To)

Telefono :   0125 641223

E-mail  :     vinoedinto@gmail.com 

P.I. :   08062660017 

© Ciro Lubrano Lavadera 

 

                                        Orari

Dal martedì al  giovedì :     9.30 - 13.00    16.00  - 20.30    

Venerdì e sabato :                 9.30 - 13.00    16.00  - 21.30   

Domenica e lunedì :             chiuso